Al primo
posto la Persona umana per la quale Cristo ha dato la sua vita
Messaggio del Vescovo ai fedeli della Diocesi per la settimana santa 2010.
A tutti i fedeli della Diocesi di Isernia-Venafro
Carissimi,
l’imminenza della Pasqua di Risurrezione del Signore, fondamento della
nostra fede, è gioiosa occasione per raggiungere tutti voi in tutte
le comunità parrocchiali ed ecclesiali della Diocesi e per unirmi a
voi nell’attesa dell’Evento della nostra salvezza.
Celebriamo oggi la Domenica della Passione del Signore, detta anche
Domenica delle Palme, che ci introduce alla settimana santa e che precede
la Domenica della Risurrezione. Nella liturgia odierna vediamo come,
assieme all’esultanza delle folle che acclamano l’ingresso di Gesù a
Gerusalemme gridando “Osanna”, ci sia anche il grido del “Crocifiggilo”.[...]
A Gerusalemme si compiva il cammino del Figlio dell’Uomo e iniziava, al terzo giorno, quello del Cristo Signore: il cammino della sofferenza e della morte di Gesù sulla Croce si schiudeva nella gloria della Risurrezione. La speranza non era andata delusa! Sono così evidenti i due aspetti del mistero pasquale, tra loro indissolubilmente congiunti, la sofferenza e morte del Giusto da un lato, la gloria del Risorto dall’altro. Prima di cantare per voi e con voi l’annuncio della Risurrezione, sento di dover condividere anzitutto non poche ansie, preoccupazioni e sofferenze che affliggono famiglie e singoli, come anche i sacerdoti cui è affidata la cura delle anime, ed esprimere a tutti e ai singoli solidale vicinanza. Penso alle varie forme di sofferenza per lutti, anche di persone giovani, recentemente avvenuti, come a quelle dovute a malattie, solitudine ed incomprensioni, ricerca affannosa del senso della vita, ingiustizie e drammi psicologici, così come penso alle precarie condizioni di lavoro che rendono instabile la serenità ed il legittimo futuro dei lavoratori e delle loro famiglie, ivi compreso l’avvenire stesso dei giovani e della società. Mentre rinnovo l’auspicio già espresso il 24 febbraio dello scorso anno, unitamente ai sacerdoti della zona pastorale di Venafro, affinché la struttura del civico Ospedale di Venafro continui ad offrire sempre più qualificato servizio umano e professionale, a cominciare dall’ineludibile “Pronto Soccorso” efficientemente continuato, desidero dare risonanza alle legittime richieste dei lavoratori nel momento di grave crisi economica e gestionale che interessa le fabbriche del nostro territorio, a cominciare dall’ITTIERRE di Isernia, per arrivare alla Geomeccanica di Venafro, all’Atme, all’ETA di Pozzilli, alla RER e alle diverse altre parimenti traballanti o che hanno cessato la loro attività. Nell’apprezzare tutti i legittimi sforzi che le Istituzioni, le Amministrazioni e quanti hanno responsabilità di governo, stanno ponendo in essere per affrontare tali gravosi problemi, faccio appello all’umanità di ciascun responsabile affinché per questa strada - più che per quella dell’utilitarismo e della inopportuna produttività - si lavori insieme per la serena soluzione di così urgenti problemi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dichiara, fra le altre cose, come “il valore primario del lavoro riguarda l’uomo stesso, che ne è l’autore e il destinatario” (n. 2428), echeggiando così anche il magistero del venerabile Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II che nella lettera enciclica Laborem exercens ribadiva che “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro” (n.6). Mettendo sempre al primo posto la dignità della persona umana ed i suoi fondamentali diritti e doveri, tutti i problemi potranno essere risolti nella giusta dimensione, secondo quella luce di Verità che promana dal Signore Risorto. Invito la Chiesa diocesana, a cominciare dalla Settimana Santa che si apre, ad elevare al Signore particolari preghiere per la consolazione di tutti coloro che sono nella sofferenza e nella trepidazione e per impetrare da Lui l’esaudimento delle speranze e delle attese di tanti cuori, mentre assicuro la mia costante preghiera unita alla pastorale benedizione.
+ Salvatore, vescovo
Isernia, 28 marzo 2010
Domenica delle Palme e della Passione del Signore
DOMENICA
di PASQUA
"Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?".
"La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea. "
L’annuncio
pasquale risuona oggi nella Chiesa: Cristo è risorto, è veramente risorto.
Dopo la "notte più chiara del giorno", illuminata dalla luce
della Risurrezione del Signore, la vita che non sarà distrutta, l’annuncio
che Cristo è vivo e deve risuonare continuamente. La Chiesa, nata dalla
Pasqua di Cristo, custodisce questo annuncio, il KERIGMA
(dal greco: κηρύσσω), e lo trasmette in vari modi ad ogni generazione
e nei sacramenti lo rende attuale. Nel brano del Vangelo di questa Domenica
di Pasqua si idividuano tre verbi fondamentali:
"Lo UCCISERO", " Dio lo ha RESUSCITATO", "ed Egli si è MANIFESTATO" che sintetizzano l'annuncio del Messaggio Cristiano: Morte, Risurrezione, Manifestazione del Signore. Un Messaggio che dovrebbe guidare quotidianamente i nostri passi e orientare la nostra vita verso mete non terrene.
Per far questo bisogna prendere coscienza che su questa terra siamo dei pellegrini che devono mirare ad una meta più alta. Bisogna riuscire a coniugare il cielo e la terra: operare sulla terra ma con il pensiero costantemente rivolto alla nostra Patria.
Il Vangelo - come ha ricordato mons. Visco nella sua omelia - ci presenta anche tre persone; persone che corrono, ma che hanno reazioni completamente diverse alla visione del sepolcro vuoto.
MARIA di MAGDALA che tornata dal sepolcro annuncia agli apostoli "Hanno portato via il Signore". Maria pur avendo fatto esperienza dell'Amore di Dio dopo aver assistito alla sua crocifissione non riesce a vedere in quell'uomo sfigurato e martoriato il Dio Risorto.
PIETRO che corre al sepolcro ma non entra, non sa darsi una spiegazione. Dentro sente una grande sofferenza, una profonda lacerazione dovuta al senso di colpa per aver rinnegato il suo Maestro; non riesce a sentirsi amato equindi non comprende le parole del Maestro.
GIOVANNI che vide e credette. Ma cosa fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Cosa lo spingere a credere subito vedendo un sepolcro vuoto? “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. Giovanni si sente amato dal Signore.
La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele ed anche noi dovremmo sempre sentirci amati dal Signore, ricoperti dal suo Amore che ci spinge ad annunciare a tutti la Gioia del Cristo Risorto, nonostante le nostre mancanze, i nostri difetti.
Una Santa Pasqua a tutti.
SABATO
SANTO - VEGLIA in RESURRECTIONE
DOMINI
"Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore! "
Una
lunga veglia notturna, un fuoco che arde nel buio della notte, un cero
che squarcia le tenebre, un canto di giubilo, l'Exultet proclamato dal
diacono, l' inno di Gloria, il suono delle campane:
è la Pasqua di Risurrezione.
Una luce, la luce che da sempre l’uomo attende, da quando ha avuto la prima percezione del peccato e la certezza di non essere stato abbandonato da Dio.
"Non è qui, è risorto". È l’annuncio che aspettavamo, ma ancora siamo increduli per la sua straordinaria bellezza e la sua grandezza. Parole umane non possono esprimere questo dilatarsi di cuori, la gioia di tale certezza!
La luce della Risurrezione, rappresentata dalle
candele accese durante la Veglia Pasquale, ci riempie di felicità,
dirada tutte le ombre che così foscamente si erano addensate nei nostri
cuori nei giorni precedenti, quando Gesù parlava di questo evento
con parole che allora sembravano incomprensibili, quando Gesù tra
tanto dolore aveva abbandonato il mondo. Ma la luce della Risurrezione
rischiara la Passione che Cristo ha subito e consola anche noi che
abbiamo ricordato queste ore drammatiche e possiamo sopportarle solo
per la certezza della Risurrezione. Lo stupore di Pietro, lacerato
dal dolore e dal pentimento, gli impedisce di vedere in quel sepolcro
vuoto il compimento delle parole del Maestro. Egli ha ancora bisogno
di rivivere dentro di sè le Parole del Signore e sentirsi perdonato
per credere alla Risurrezione. La Risurrezione del Signore diviene,
così, per ogni uomo speranza e vera gioia. Ma per ribaltare la pietra
che chiude il nostro sepolcro, fatto di odio, presunzione, egoismo
- come ricordava don
Tonino Bello in una sua meditazione -
è necessario il nostro impegno nella vita di tutti i giorni, anche
quando sembra non avere luci di riferimento, perchè non si punta su
traguardi eterni, ma su traguardi che vanno oltre le mode, oltre i
nostri egoismi, oltre il tempo. I tunnel e i meandri della vita, i
peccati degli uomini scavano tombe e
sepolcri
per i viventi e nulla rende più tetra l’esistenza del male che s’incarna
nel cuore, rendendolo incapace di palpiti di amore o che l’acceca
fino ad oscurargli il vero bene. Sepolcri in cui quotidianamente chiudiamo
il nostro cuore: una tragedia che avrebbe seminato solo morte se Dio
non avesse ricambiato l’offesa con l’infinita misericordia ed il perdono
dandoci il suo Figlio immolato sulla croce. Questa è la Pasqua dei
credenti, "la
festa dei macigni rotolati", la luce
nuova che illumina le tenebre della terra, la vittoria della vita
sulla morte. Ormai il male è uscito per sempre dai sepolcri, la morte
ha ritrovato finalmente la sua vita e il peccato è stato cancellato
dall’Amore. La Veglia Pasquale della Diocesi di Isernia - Venafro
è stata allietata anche dall'ingresso nella Comunità cristiana della
piccola Camilla,
a cui è stato amministrato il Sacramento del Battesimo.
VENERDI
SANTO - PASSIONE del SIGNORE
"Non abbiamo altro re che Cesare"
Con
l'Adorazione Eucaristica di giovedì sera, 1 Aprile, la comunità della
Diocesi di Isernia - Veanfro ha "accompagnato" il Signore
nelle sue ultime ore di preghiera e dolore, per prepararsi a vivere
meglio la Celebrazione della Passione
del Signore del Venerdì Santo. In questo giorno (e nel
giorno del Sabato Santo) la Chiesa, per antichissima tradizione, non
celebra l'Eucaristia, ma rivive nelle ore pomeridiane la Passione del
Signore, commemorando i due aspetti principali del mistero della croce:
la sofferenza che prepara la gioia della Pasqua e l'umiliazione, la
sofferenza, l'agonia di Gesù dalle quali scaturisce la Sua e la nostra
glorificazione.
"Fulget crucis mysterium". In questo giorno risplende su tutta la Chiesa il mistero della croce; una croce presentata come "il legno a cui fu appeso il Cristo", ma che in realtà è "il legno sul quale Cristo regnò" . Regnavit a ligno Deus dicevano i primi cristiani adattando il versetto di un salmo (cf. SaI. 96, 10 in Giustino, I Apol. 41, 4); quei primi cristiani che nonostante il sarcasmo dei pagani non si vergognarono mai della Croce di Cristo. San Paolo, infatti, scriveva ai primi cristiani: "Quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo" (Gal. 6, 14). Da lui, la Chiesa ha raccolto questo sentimento della "croce vanto" e lo ha tramandato fino a noi.
Gesù anche in quei terribili momenti di grande sofferenza
umana ha la consapevolezza di essere un re; un re sfigurato nel corpo,
con l'orribile corona di spine che gli faceva da diadema sul capo,
con lo straccio di porpora che gli copriva malamente le spalle, con
l'ignobile canna tra le mani, col volto illividito dagli schiaffi,
bruttato dagli sputi, col corpo lacerato dai flagelli, ricoperto di
piaghe, grondante di sangue. Le persone guardano, tacciono sgomente
e inorridite nel vedere quel corpo tutto lacero e ridotto a una piaga
spaventosa. "Ecce
Homo". Ma dentro quel corpo deturpato,
sfigurato si nasconde
il
vero re. Questa regalità si manifesterà anche nella misura esagerata
dei più di 30 Chili di àloe e mirra, usati generalmente
per la sepoltura di un re, portati da Nicodemo presso il sepolcro.
Molti, però, faticano a vedere un re dietro quel corpo lacero e martoriato perciò gridano "Non abbiamo altro Dio che Cesare", lo stesso grido che esce dalla nostra bocca tutte le volte che con il nostro egoismo e la nostra presunzione ci allontaniamo dal Signore.
Dopo la celebrazione della Passione del Signore e l'Adorazione della Croce, sia ad Isernia che a Venafro si sono svolte le tradizionali processioni con il Cristo Morto.
GIOVEDI
SANTO - MESSA in COENA DOMINI
"Signore non mi laverai i piedi in eterno"
"Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo"
Dopo
la Messa degli Olii della mattina, si è celabrata, in Cattedrale, la
Messa in Coena Domini,
con la quale la Chiesa Cattolica rievoca l'istituzione del Sacerdozio
e dell'Eucaristia.
Con il Memoriale, ricorda il Vescovo, la Chiesa rivive il passato nel presente; si rivive l'atmosfera di quel Cenacolo in cui il Signore da un esempio straordinario di umiltà.
Hanno fatto da corona all'altare "12 apostoli" ai quali il Vescovo, come da antica tradizione, ha lavato i piedi a ricordo del gesto fatto da Gesù durante l'ultima cena. Attraverso il rito della Lavanda dei piedi si suggella l'atto di grande amore ed umiltà di Gesù Cristo che - come ha ricordato Mons. Visco -"depone le vesti" per riprenderle subito dopo essersi umiliato nel gesto, vietato persino agli schiavi ebrei, del lavacro dei piedi. Gesù annuncia con questo gesto la sua morte e Risurrezione; perderà la sua vita morendo sulla croce (altro simbolo di infamia per la tradizione ebraica) ma la riacquisterà tre giorni dopo con la Risurrezione.
E’ significativo il fatto che Giovanni, nel riferire
le ultime ore di Gesù con i suoi discepoli, non riferisca i gesti
rituali del pane e del vino come gli altri evangelisti. Giovanni richiama
l’attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi apostoli e
lascia, come suo testamento, fatto non solo di parole ma soprattutto
di esempi, di fare altrettanto tra i fratelli. "Voi mi chiamate
il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io,
il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete
lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti,
perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" . Non
comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in
ogni tempo gesti di servizio vicendevole, attraverso i quali si renda
visibile l’amore di Cristo. Ma in questo clima di profondo Amore si
insinua l'ombra del maligno: il tradimento
di Giuda, che vive dentro di sè una profonda
lacerazione, è vicino. Il Signore già sa del suo prossimo tradimento,
ma continua ad Amare e ad amarlo. Gesù e Giuda sono accomunati da
uno stesso verbo greco - spiega Mons. Visco - tradotto in italiano
con
"CONSEGNARE";
Giuda consegna il suo Amico, il Maestro, Gesù, invece, consegna se
stesso all'umanità per Amore.
Di fronte ad un atto di così grande Amore e umiltà anche gli apostoli
restano increduli, tanto che Pietro esclamerà "Signore non
mi laverai i piedi in eterno!" ma il Signore lo rassicurerà
dicendo "Quello che io faccio,
tu ora non lo capisci; lo capirai dopo".
Spesso l'incredulità di Pietro è la nostra incredulità, la debolezza
di Pietro è la nostra debolezza, ma il Signore con il suo sgurdo d'amore
rassicura anche noi e con dolcezza continua a ripeterci "Quello
che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo".
La celebrazione si è poi conclusa con una processione eucaristica,
sulle note dell'inno Pange lingua,
che ha accompagnato la pisside, contenente ostie consacrate, nel luogo
della reposizione del Santissimo Sacramento. L'assemblea si è sciolta
in silenzio.
GIOVEDI
SANTO - MESSA del CRISMA
"Non sono le belle parole che convertono, la più grande testimonianza noi sacerdoti la diamo quando i nostri fedeli avvertono la totale identificazione della nostra personalità con quella di Cristo"
Il 1 Aprile,
Giovedì della Settimana Santa,
il presbiterio diocesano e il Popolo Santo di Dio si sono riuniti insieme
con il loro Pastore, Mons.
Salvatore Visco per
celebrare la Santa Messa del Crisma. “Non è un atto formale, è la
proclamazione di un impegno che sarà tanto più autentico quanto fondato
non sulla presunzione di esserne capaci ma sulla consapevolezza che
il nostro desiderio di aderire alla volontà del Signore nella nostra
vita, diventa reale quando ci lasciamo guidare da Lui, illuminare dalla
Sua Parola, sostenere dalla Sua Grazia”- con queste parole il Vescovo
ha salutato i sacerdoti che si preparavano a rinnovare le promesse sacerdotali,
sottolineando l'importanza del loro ministero e della totale identificazione
della personalità con quella di Cristo, invitandoli ad essere, come
presbiteri, "collaboratori nel bene e non complici nel male,
ma anche persone che avvertono "la coscienza del proprio limite"
e "il bisogno di ricorrere alla misericordia divina per chiedere
perdono"; uomini coerenti in modo tale che i fedelli possano
riscontrare continuità tra quello che si dice e quello che si fa e possano
meravigliarsi ancora di qualche debolezza e non dicano con sufficienza:
“ma che c’è di strano, sono uomini come noi!”.
Ma come annuncia il profeta “Lo Spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione”. In questo mondo secolarizzato si compie "l'oggi di Dio", ossia, "la missione di annunciare la libertà come uomini liberi, a portare – da poveri - lieti annunci ai poveri, a riflettere – come vedenti – la luce del Risorto, per illuminare i ciechi nell’anno di grazia del Signore che è ogni giorno della nostra vita."
Il
Vescovo, poi, ha invitato il Popolo di Dio e tutti i ministranti delle
varie parrocchie della diocesi presenti alla celebrazione,
a pregare per i sacerdoti, sostenendoli non solo con un'assidua preghiera
ma anche con un dialogo schietto e sincero, ma anche per la Diocesi,
affinchè possano nascere in essa vocazioni al sacerdozio e alla vita
religiosa.
Qual è il segreto del cammino verso la santità? - con questa domanda Mons.Visco ha concluso la sua Omelia; la risposta è una sola: "L’intimità con Dio, un quotidiano collegamento con il Signore, una vita costante di preghiera che esclude quasi naturalmente ogni altro interesse che porta altrove." È qui il segreto di tutto, una vera felicità che deriva da una costante sintonia con il Signore e riempie il cuore d'Amore, un Amore così grande che che non lascia spazio a nessun altro se non a Lui, che diviene Presenza costante che occupa talmente la vita del sacerdote che egli non proverà mai la solitudine anche se spesso può essere fisicamente solo.
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Il
Messaggio del Vescovo per la Settimana Santa 2010
L'Omelia del
Vescovo per la Messa del Crisma del 1 Aprile 2010
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