29 Maggio 2010: Tu sei Pietro...Tu sei Benedetto
Interessante convegno organizzato dall'Ufficio Diocesano per la Pastorale Giovanile
"Tu
sei Pietro...Tu sei Benedetto". Con questo interessante
convegno, organizzato dall'Ufficio Diocesano per la Pastorale
Giovanile, la Diocesi di Isernia-Venafro ha voluto esprimere
la sua vicinanza al Santo Padre in un momento particolare in cui la sua
persona e la sua figura di Vicario di Cristo sono esposte a critiche ed
attacchi pretestuosi. Dopo una breve introduzione del direttore dell'
ufficio, Padre Enzo Falasca, la parola è passata al dott.
Gianpaolo Barra, direttore del periodico cattolico "Il
Timone", che ha presentato e spiegato le ragioni per
credere e i motivi per cui possiamo dire che è giusto, che è bene, che
è ragionevole essere cristiani (ed essere cristiani cattolici). Siamo
certi che Dio esiste, siamo certi che quello che ha scritto nel Vangelo
è vero, che esiste una sola vera Chiesa edificata da nostro Signore Gesù
Cristo ed è la Chiesa cattolica guidata dal Santo Padre. Ai cattolici
è stata fatta una GRAZIA - ha detto il dott. Barra -
e questa grazia è il dono del Papa, che ogni cristiano dovrebbe accompagnare
nella sua "Via Crucis", facendogli sentire
la propria vicinanza. La vita di ogni cristiano è una vita trascorsa "in
guerra", vissuta in una "valle di lacrime" in lotta con
il male, contro quel male personificato nel serpente della Genesi, ma
schiacciato ed ucciso da una donna, da Maria Santissima, immagine della
Chiesa, esercito di Cristo guidato dal Santo Padre. Dunque per accompagnare
e sostenere il Papa, un cattolico è chiamato a muoversi principalmente
in tre direzioni.
La prima è la PREGHIERA, arma vincente che insieme ai sacramenti ci aiuta a vincere la difficile battaglia contro i "Prìncipi del Male".
La seconda è l'AZIONE CONCRETA, essere veri testimoni di Cristo nella nostra quotidianità, a scuola, a casa, sul posto di lavoro, per strada; ma per far questo è necessaria la FORMAZIONE, è necessario investire nella cultura e negli studi per poter rispondere con sicurezza agli attacchi e alle assurde insinuazioni che la società attuale, sempre più relativista e leaicista, vuole far passare come dogmi.
La terza infine è AVERE IDEE CHIARE che ci aiutino a capire la grande grazia che ci è donata nell'esser Cattolici, nell'appartenere cioè alla Chiesa che ha il suo Capo invisibile in Cristo e il suo Capo visibile nel Papa.
Il direttore de "Il Timone" ha poi indicato nella sua relazione le principali idee chiare che un Cattolico dovrebbe avere sintetizzandole in 4 punti essenziali:
1. Il Papato è stato voluto da Cristo non dagli uomini
Il Papato, ossia la struttura gerarchica della Chiesa con a capo il Papa, è stata voluta da Gesù Cristo, non è stata inventata o costruita nel tempo dalla Chiesa stessa. Questa fondamentale verità poggia sulla Sacra Scrittura:
"Essendo giunto nella regione di Cesare di Filippo, chiese ai suoi discepoli: La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo? Risposero: alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti. disse loro: Voi chi dite che io sia? Rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. E Gesù: Beato te, Simone figlio di Giona, perchè nè la carne nè il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. e io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli."
(Mt 16,13-19)
A nessun altro, se non a Pietro, Gesù ha dato il compito di esser ROCCIA, di essere base su cui tutto si fonda; a lui ha dato il compito di "Detenere le chiavi" del Suo Regno.
Un "donare le chiavi" metaforico e non fisico: Gesù infatti affida a Pietro la sua casa, la Chiesa, nell' attesa del suo ritorno, proprio come, al tempo dei discepoli, faceva il padrone con il suo maggiordomo che doveva custodire il palazzo durante il periodo dell' assenza.
A Pietro Gesù da anche il compito di "Legare e Sciogliere"; questa è un'espressione tipica del linguaggio dei rabbini con la quale si intende il potere di "permettere o di proibire" in campo disciplinare e il potere di "condannare o assolvere" in campo giuridico.
In queste parole, rivolte da Gesù a Pietro, vediamo la sua elevazione a Pietra Fondamentale della Sua Chiesa, a Pastore supremo di tutto il gregge, e per questo, usando le parole della Costituzione “De Ecclesia” del concilio Vaticano Secondo, possiamo affermare che "il suo Primato sui fedeli e sugli Apostoli si perpetua oggi nel Romano Pontefice, successore di Pietro” (Costituzione “De Ecclesia”: Ed. Città Nuova, pag. 14).
Ma dopo la risurrezione Gesù riconferma la sua scelta e chiede a Pietro nuovamente di pascere il Suo gregge.
"Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, Tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Gli disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecorelle"."
(Gv 21, 15-19)
All'interno di questo brano evangelico c'è un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo "Filéo" esprime l'amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo "Agapào" significa l'amore senza riserve, totale ed incondizionato.
Gesù quindi domanda a Pietro la prima volta: "Simone, mi ami tu (agapâs me) con questo amore totale e incondizionato?"
Pietro, sicuramente, prima dell'esperienza del tradimento avrebbe risposto: "Ti amo (agapô-se) incondizionatamente", ora, però, che ha conosciuto l'amara tristezza dell'infedeltà, la propria debolezza umana, dice con grande umiltà: "Signore, ti voglio bene (filô-se)", cioè, "Ti amo del mio povero amore umano".
Ma il Cristo insiste: "Simone, mi ami tu (agapâs me) con questo amore totale che io voglio?" e Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: "Kyrie, filô-se", "Signore, ti voglio bene come so voler bene".
Alla terza volta Gesù comprende la fragilità umana di Pietro e scende al suo livello e dice soltanto: "Fileîs-me?", "Mi vuoi bene?". Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l'unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il signore gli abbia dovuto dire così, perciò gli risponde: "Signore tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)".
Ed ecco di nuovo il triplice comando "Pasci
le mie pecorelle", di nuovo il Signore affida a Pietro,
nonostante la debolezza e la piccolezza umana, la Sua Chiesa da guidare
fino al Suo ritorno. Attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo
pasce il suo gregge: è Lui che lo guida, lo protegge, lo corregge, perché
lo ama profondamente.
2. Una Grazia: il Papa via di Salvezza
Molti potrebbero chiedersi il perchè di una tale affermazione. Perchè ci è capitata una grazia? Perchè il Papa è per noi una grazia? Non certamente perchè si vive meglio (anche se è vero), o perchè la sua presenza è garanzia di salute e benessere, ma è una grazia perchè la Chiesa è la via della salvezza eterna e il Papa con la sua presenza ci garantisce che non stiamo sbagliando strada, egli è il garante dell'autenticità della nostra fede. Se perdiamo di vista il nostro traguardo ultimo, il Paradiso, accontentandoci di vivere un'esistenza piatta basata esclusivamente su certezze terrene, prima o poi, quando queste vengono a mancare, ci troviamo a subire dei forti contraccolpi, dai quali alcuni di noi difficilmente riescono a risollevarsi. Noi cattolici oggi abbiamo poco amore per il Paradiso, poco amore per la nostra "Posta in gioco", per il nostro premio finale; un amore che dovrebbe scaturire automaticamente da un'autenitica cattolicità, saldamente ancorata all'idea della Chiesa come unica via di Salvezza.
"Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato"
Dunque il Vangelo è esplicito. La professione della vera fede regola la nostra vita cristiana. se crediamo bene, se crediamo cose vere, possiamo vivere secondo verità e dunque meritarci il Paradiso.
A questo punto sorge spontanea una domanda: "Chi ci garantisce che le cose da noi credute siano vere?"
La risposta la troviamo sempre nel Vangelo. Gesù nell'ultima cena dice a Pietro:
"Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu ravveduto, CONFERMA I TUOI FRATELLI".
(Lc 22, 31-32)
Satana ha cercato tutti, ma il Signore prega per Pietro affinchè egli riesca a confermare i suoi fratelli nella VERITA' della FEDE!
Ecco quindi la nostra risposta: il Papa è il "garante" della fede da credere e noi, seguendo il Papa - e i Vescovi in comunione con lui - siamo certi di non deviare dal percorso che ci deve condurre in Paradiso.
3. Pastore e Guida: senza è dispersione
Il
Santo Padre è quindi nostra guida e nostro pastore, ma cosa succede quando
una comunità di credenti è priva di un Pastore universale che la guidi?
La risposta a questa domanda è nella storia, nella storia delle tre grandi famiglie dell'ecumene cristiano.
Diamo uno sguardo al mondo protestante: rinuncia al Pontefice nel XVI secolo, Martin Lutero con la sua rivolta disobbedisce a Papa Leone X dando inizio alla nascita di numerose confessioni religose che oggi sono più di 30.000; nessuno però è in grado di affermare con assoluta certezza se la confessione alla quale appartiene sia quella edificata realmente da Gesù Cristo. E se la posta in gioco è la vita eterna, capiamo bene che questo è un problema.
Anche nel mondo ortodosso la frattura causata dallo scisma del 1054 non è stata ancora risanata tanto che quella chiesa che fino ad allora aveva celebrato 7 Concili ecumenici, l'ultimo dei quali il Niceano II (787), non riesce più a convocare un Concilio proprio perchè è senza una guida.
La situazione più difficile, di totale disorientamento dottrinale, morale ed ecclesiastico è quella che si trovano a vivere i nostri fratelli anglicani, molti dei quali stanno ritornando al cattolicesimo.
Ecco quello che succede quando ad una comunità manca una guida, quando ad un gregge manca il suo pastore: inevitabilmente si perde, non trova la via.
Alla luce di questo noi cattolici dobbiamo ritenerci fortunati e ringraziare ogni giorno il Signore per averci fatto dono del Santo Padre.
4. Il Santo Padre: difensore della dignità umana
Oggi nel mondo è solo la voce del Papa e di pochi cattolici che si erge in difesa della vita nascente, della famiglia, della capacità della ragione; egli è l'unico che con amore si prende cura delle pecorelle affidategli da Gesù, l'unico che le difende dagli attacchi, l'unico disposto a lasciare tutto il gregge pur di ritrovare la sua unica pecorella smarrita.
Quando c'è il Santo Padre c'è sempre una voce che si alza in difesa dei cristiani perseguitati.
Solo se abbiamo chiare queste cose possiamo capire la grandezza della grazia che il Signore ci ha fatto donandoci il Santo Padre. Ringraziamolo e preghiamo sempre per il nostro Papa affinchè il Signore lo illumini e lo protegga specialmente in questo particolare periodo.
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