Concorso Regionale "San Pietro Celestino"

La V A del 2° Circolo della Scuola Ignazio Silone di Isernia ha vinto il Primo Premio.

 

La classe V A del 2° Circolo della Scuola Ignazio Silone di Isernia ha ricevuto il 1° premio al Concorso regionale per il miglior elaborato su San Pietro Celestino. La cerimonia della premiazione, che ha visto presenti molti alunni e insegnanti delle scuole della quattro diocesi molisane, si è svolta nel salone del Centro pastorale di Campobasso.
Per la difficoltà di avvisare tutti, ed essendo ormai al termine delle lezioni, gli organizzatori hanno dovuto rimandare a settembre la consegna di altri riconoscimenti. Tra coloro che dovranno, in settembre, ricevere un premio (3° classificato) c'è anche la IV elementare della scuola di Forli del Sannio.

 

La Diocesi di Isernia-Venafro saluta il suo "Santone"

Una folla commossa saluta San Pietro Celestino

 

Con la Santa Messa solenne celebrata da Mons. Salvatore Visco, vescovo di Isernia-Venafro, e concelebrata da mons. Domenico Angelo Scotti e da alcuni sacerdoti della nostra diocesi e della diocesi di Trivento si è concluso il Mese Celestiniano. Una folla commossa e festante, nonostante la pioggia incessante, ha riempito la Cattedrale per la celebrazione e successivamente la piazza antistante per dare l'ultimo saluto al suo "Santone" prima di consegnarlo alla Diocesi di Trivento nella persona di mons. Scotti. Un velo di tristezza, però, poteva leggersi sui volti delle persone che con scroscianti applausi salutavano l'urna del Santo accompagnata dai Vigili del Fuoco verso la nuova tappa della sua Peregrinatio.

"Termina il mese celestiniano - ha detto Mons. Visco nella sua omelia - ma spero non svanisca il messaggio di San Pietro Celestino che questo evento ha aiutato a ricordare.
Al di là delle iniziative religiose e culturali che si sono realizzate, oltre i momenti di preghiera, di incontro e di ascolto della Parola di Dio, credo sia significativo dover fare memoria – e di questo ringraziare il Signore – del dono della Grazia divina che ha toccato il cuore di tanti fedeli, alcuni dei quali da tempo lontani dai sacramenti. [...] La nostra Cattedrale ha assistito ad un continuo pellegrinaggio di persone che, ininterrottamente, ne hanno varcato la soglia rispondendo all’invito del Signore aiutati dalla limpida testimonianza del nostro Santo e lucrando l’indulgenza concessa dal Papa. Povertà, essenzialità, preghiera, sacrificio, nascondimento, accettazione della volontà di Dio, coraggio della verità, esperienze vissute da San Pietro Celestino che ci sono state ricordate e proposte dalla presenza delle sue spoglie mortali in mezzo a noi, perché anche nel nostro tempo, poco disponibile all’ascolto, possano essere accolte, fatte nostre e rivissute per una rinnovata esperienza di fede."

Un mese intenso vissuto con grande fede, preghiera ed emozione, un mese che speriamo sia stato solo l'inizio di un autentico cammino di fede della nostra Diocesi verso la meta ultima di ogni cristiano, il Paradiso.

 

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29 Maggio 2010: Tu sei Pietro...Tu sei Benedetto

Interessante convegno organizzato dall'Ufficio Diocesano per la Pastorale Giovanile

 

"Tu sei Pietro...Tu sei Benedetto". Con questo interessante convegno, organizzato dall'Ufficio Diocesano per la Pastorale Giovanile, la Diocesi di Isernia-Venafro ha voluto esprimere la sua vicinanza al Santo Padre in un momento particolare in cui la sua persona e la sua figura di Vicario di Cristo sono esposte a critiche ed attacchi pretestuosi. Dopo una breve introduzione del direttore dell' ufficio, Padre Enzo Falasca, la parola è passata al dott. Gianpaolo Barra, direttore del periodico cattolico "Il Timone", che ha presentato e spiegato le ragioni per credere e i motivi per cui possiamo dire che è giusto, che è bene, che è ragionevole essere cristiani (ed essere cristiani cattolici). Siamo certi che Dio esiste, siamo certi che quello che ha scritto nel Vangelo è vero, che esiste una sola vera Chiesa edificata da nostro Signore Gesù Cristo ed è la Chiesa cattolica guidata dal Santo Padre. Ai cattolici è stata fatta una GRAZIA - ha detto il dott. Barra - e questa grazia è il dono del Papa, che ogni cristiano dovrebbe accompagnare nella sua "Via Crucis", facendogli sentire la propria vicinanza. La vita di ogni cristiano è una vita trascorsa "in guerra", vissuta in una "valle di lacrime" in lotta con il male, contro quel male personificato nel serpente della Genesi, ma schiacciato ed ucciso da una donna, da Maria Santissima, immagine della Chiesa, esercito di Cristo guidato dal Santo Padre.

 

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28 Maggio 2010: Concerto Celestiniano

Si conclude la rassegna dei concerti che hanno animato il Mese Celestiniano

 

Il grande Padre della Chiesa, Sant' Agostino, diceva "chi canta bene prega due volte" e con questo spirito, il 28 Maggio 2010, la Diocesi di Isernia-Venafro ha concluso la rassegna dei concerti inseriti nel calendario del Mese Celestiniano con il concerto dell' orchestra "Collegium Philarmonicum" di Napoli e del coro Cappella Celestiniana diretto dal Maestro Fabio Palumbo. Un breve viaggio nel mondo della musica sacra che ha suscitato profonde emozioni grazie alla magia delle note dell'orchestra e alla dolcezza delle voci.

 

Veglia di Pentecoste

"Hai ricevuto lo Spirito Santo, per quale motivo non parli in tutte le lingue? Devi rispondere: Certo che parlo in tutte le lingue, infatti sono inserito in quel corpo di Cristo cioè nella Chiesa, che parla tutte le lingue."

 

Sabato 22 Maggio alle ore 21.00, nella Cattedrale di Isernia, Mons. Salvatore Visco ha presieduto la solenne Veglia di Pentecoste, vissuta con un forte spirito di unità e comunione e animata da un'unica preghiera, particolarmente intensa, affinchè il Signore si faccia presente in mezzo a noi, accompagni i nostri cammini e ci dia la forza di raggiungere i confini della terra.

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Manda Signore il tuo Spirito – recitava un salmo - a rinnovar la terra”.
Erano presenti tutte le associazioni e tutti i movimenti laicali, alcuni sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi fedeli della diocesi di Isernia-Venafro, tutti insieme per invocare la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa, locale e mondiale, perchè si rinnovi e si santifichi. E' stato bello vedere numerose persone provenienti da comunità diverse, anche molto lontane, ciascuno con la propria storia e la propria tradizione, ma riunite lì per condividere il cammino e le esperienze fatte nell'avventura di diventare cristiani.

Sì, ci sono le diversità, ma c’è qualcosa che accomuna tutti: il desiderio di capire cosa significhino nella vita di ciascuno le ultime parole che Gesù ha consegnato ai suoi apostoli prima di ascendere al cielo : “Riceverete la forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra(Lc 1, 8).

Mons. Visco nella sua omelia ha cercato di rispondere a questa domanda. "Gli apostoli a Pentecoste non restano chiusi in casa. Noi cristiani del terzo millennio non resteremo chiusi nelle nostre chiese.
Dalla forza dello Spirito ci sentiremo invece lanciati nel mondo, nei nostri paesi, nelle nostre città, nelle famiglie, negli ambienti della scuola, dell’università e del lavoro, per la nuova evangelizzazione di un mondo che sembra distratto da altre cose e poco attento ai valori dello spirito. Tutti, non solo i sacerdoti, i diaconi o le religiose: tutti. I battezzati non possono rinunciare al compito dell’annuncio.
Lanciati in una coraggiosa e faticosa avventura della semina in un terreno che deve essere prima dissodato dalla nostra limpida testimonianza, ci affidiamo all’esperta di Spirito Santo, la Madre del Signore, la Regina degli Apostoli e la Madre nostra
. Ecco allora, questo è il nostro compito; dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, disceso su di noi simbolicamente con l'antico segno del cospargere il popolo con petali di rose, dobbiamo testimoniare il Signore con la nostra vita e le nostre opere, senza grandi manifestazioni o grandi progetti, ma con una testimonianza quotidiana ed autentica.

"Siamo convinti che non saranno i progetti pastorali a salvare il mondo - ha sottolineato il Vescovo - ma siamo altresì convinti che il camminare insieme è fondamentale per il retto e orientato pellegrinaggio verso la patria del cielo. E’ quindi indispensabile che i pastori parlino un unico linguaggio – non la confusione delle lingue come a Babele – e i fedeli trovino in tutte le parrocchie l’unico insegnamento che non permetta malintesi indotti da contrapposti segnali che creano solo una incomprensibile cacofonia nella quale molti – spesso i più deboli nella fede - restano scandalizzati. In altre parole l’unità di intenti deve segnare anche l’unità nel cammino.
Unità, non uniformità, E questo vale anche per i gruppi ecclesiali: uniti non uniformi. L’arcobaleno è bello perché accosta le varietà dei colori: la Chiesa è bella perché in essa non puoi spegnere lo Spirito con la molteplicità dei suoi doni
." La Solenne Veglia è poi terminata con la benedizione papale e l'offerta dell'incenso alla Vergine accompagnata dal canto del Regina coeli.

"Maria, la Madre dolcissima che ci ha donato Gesù, Luce che disperde le nostre tenebre, ci sia compagna nel faticoso cammino e ci faccia sperimentare, in questo momento di preghiera, quello che vissero gli apostoli, con Lei radunati nel cenacolo.
Sciolga i nostri legami che ci costringono all’immobilità spirituale, ci conforti nelle nostre paure, ci doni il suo coraggio perché diventiamo nel nostro ambiente testimoni di Cristo e profeti del mondo che verrà
."

 

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Celebrazione Ecucaristica in rito bizantino nella Cattedrale di Isernia

"Tante chiese unite da un'unica fede, unite da Cristo"

 

Venerdì 21 Maggio la Diocesi di Isernia-Venafro ha vissuto un momento di forte comunione con i fratelli bizantini, partecipando alla Santa Messa in rito bizantino celebrata da S. E. Mons. Cyril Vasil’, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, e animata dai cori dei seninaristi dei Collegi Ucraini "Santa Maria del Patrocinio" e "San Giosafat" di Roma.

Notevoli le differenze con il rito latino, ma la bellezza e le armonie del Rito Bizantino, così toccanti nel richiamo ai punti salienti del Vangelo, e i canti così delicati e frequenti nella Celebrazione hanno creato un clima di profonda e sentita spiritualità che ha spinto a riflettere sul valore e sull'esigenza, sempre più attuale, di comunione all'interno della Chiesa.

Nella sua omelia mons. Vasil' ha infatti messo in risalto la diversità dei carismi, ma anche l’unità della Chiesa, per la quale tutti i credenti sono chiamati a cooperare, indifferentemente di razza, colore, religione Tutt.i infatti siamo in Cristo battezzati, in Lui rivestiti, quindi abbiamo tutti la stessa dignità ed è proprio in virtù di questo che non può esistere una nazione più forte dell'altra, una lingua migliore dell'altra, una tradizione più grande dell'altra. Siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre, ognuno con la propria dignità ed importanza. Fratelli in Cristo!

La comunione, l'unità, questo è il messaggio fondamentale del Cristianesimo, il "dna" di tutta la Cristianità

 

 

La spiritualità celestiniana e l'eredità d'Occidente e d'Oriente

Interessante convegno nell'aula Magna dell'Università del Molise

 

Grande interesse ha suscitato l’incontro di Isernia del 20 maggio scorso nell’Aula Magna dell’Università, previsto nell’ambito di un ciclo di conferenze dedicate all’approfondimento della figura di Celestino V, organizzate nell’Anno Giubilare Celestiniano 2009-2010. Dopo i saluti del Vescovo di Isernia-Venafro, Mons. Salvatore Visco sono intervenuti: Mariano Dell'Omo, osb (Abbazia di Montecassino) sul tema ”Montecassino e Celestino V: un solo carisma, due diverse prospettive monastiche”. Carmelo Pagano Le Rose (Istituto Superiore Scienze Religiose, L'Aquila) che ha relazionato sul tema “La vita ascetica di Celestino V: note teologiche”, un interessante viaggio negli scritti riguardanti San Pietro Celestino affascinandoci soprattutto sul tema della riflessione e della preghiera. Il prof. Onorato Bucci, sul tema “La Cristianità orientale come alternativa per Pietro del Morrone alla Cristianità latina: fra Pacomio e Benedetto da Norcia” e infine Mons. Claudio Palumbo sul tema "Reformatio Ecclesiae in capite et in membris". il contributo di Pietro del Morrone/ Celestino V alle emergenze ed attese della Chiesa Tardomedioevale. Ha coordinato e concluso il convegno Mons. Angelo Spina, Vescovo di Sulmona-Valva. E’ stata una bella occasione per approfondire il tema “La spiritualità celestiniana e l’eredità d’Occidente e d’Oriente”, da cui è emersa la figura di un uomo, di un cristiano, di un religioso, di un Pontefice fortemente spirituale e umano. Interessante soprattutto l’intervento di mons. Claudio Palumbo che nella sua relazione ha individuato nel lungo periodo della vita eremitica di Celestino V due realtà, apparentemente contraddittorie, che si intersecano costantemente: la vita passata in solitudine, un fuggire continuo per i monti e il quotidiano andare della gente da vicino e da lontano, il suo paziente ascoltare. Due realtà che si attraggono a vicenda che sfociano in una “santità eremitica”.

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19 Maggio: Festa di San Pietro Celestino

Nonostante la pioggia i fedeli della Diocesi hanno reso omaggio al loro "Santone"

 

19 Maggio 2010: un giorno molto importante per la Diocesi di Isernia-Venafro che ha festeggiato il suo Santo Patrono, Pietro Celestino, ospitando nella sua Cattedrale il corpo del Santo.

Neanche la pioggia insistente ha fermato i numerosi fedeli che si sono radunati nella Rettoria di San Pietro Celestino per la recita della Novena, presieduta da sua Eccellenza Mons. Salvatore Visco, al termine della quale la statua del "Santone", accompangnata dal Vescovo, dal Capitolo della Cattedrale, da alcuni sacerdoti Diocesani e da numerosi fedeli è stata portata in processione per le vie della città.

"Dobbiamo soprattutto tentare di seguire gli esempi dei santi che sono diventati tali grazie alla loro profonda intimità con il Signore e per la loro aderenza agli insegnamenti del Vangelo"

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Con queste parole Mons. Salvatore Visco, durante il solenne Pontificale, celebrato in Cattedrale al termine della processione, ha invitato tutti i fedeli a seguire l'esempio dei Santi per cercare di vivere in ogni comunità l'unità della fede.

"Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò"

Chi di noi non ha mai sperimentato situazioni di sofferenza, dolore, angoscia; chi non ha bisogno del ristoro del Padre? Ecco, i Santi sono coloro che si sono affidati completamente al Signore, sono coloro che hanno accettato di portare il giogo affidatogli, ma con la consapevolezza che nel loro cammino erano sostenuti ed accompagnati dal Signore.

San Pietro Celestino si è fidato e affidato completamente al Signore; è stato innanzitutto un uomo di fede e di preghiera poi un Pontefice, un eremita, un fondatore di comunità; tutto ciò ha quindi un punto di inizio senza il quale nulla sarebbe stato possibile: la profonda "intimità con Dio".

Se tutti noi viviamo con la certezza, la concretezza che Dio non ci abbandona mai, che veglia su di noi insieme con lo Spirito Santo Paraclito, possiamo essere Suoi testimoni nel mondo.

 

 

Dopo 209 anni l'icona della "Via Lucis" ritorna a splendere nella nostra Cattedrale

Un interessantissimo convegno per presentare l'icona restaurata seguito dalla Celebrazione Eucaristica

 

La splendida icona della "Via Lucis" dopo il suo restauro è tornata a splendere nella Cattedrale di Isernia. Lunedì 10 Maggio, giorno in cui la Diocesi festeggia la "Madonna della Luce", nell'Aula Magna dell'Università in Via Mazzini ad Isernia, si è tenuto il convegno "L'icona della "Via Lucis": Presentazione del recente restauro"

Ha dato inizio all'evento Mons. Visco, che ha ringraziato l'Istituto Neuromed per averfinanziato il restauro dell'icona, e il dott. Ulderico Iorillo per avergli rivolto l'invito a scrivere la prefazione del suo libro "L'icona della Cattedrale di Isernia" che è stato la molla che ha fatto muovere la "macchina del restauro". nel corso della serata si sono alternati il dott. Daniele Ferrara, soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Molise, il dott. Ilir Shaholli, Conservatore e restauratore Beni Culturali, che ha spiegato dettagliatamente le fasi e le tecniche del restauro e Padre Tommaso Guadagno S. J., che ha ripercorso la storia delle icone, spiegandone il ruolo e l'importanza, concludendo poi il suo intervento con la meravigliosa spiegazione dell'icona della "VIA LUCIS". Moderatore della serata è stato mons. Claudio Palumbo, Vicario Generale della Diocesi di Isernia-Venafro.

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Al termine dell'interessante convegno, mons. Salvatore Visco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in cui tutta la Diocesi ha reso omaggio a Maria, a colei che indica la via. Hanno concelebrato Padre Tommaso Guadagno e alcuni presbiteri della Diocesi e hanno prestato servizio all'altare i Seminaristi del Pontificio Seminario Regionale "S. Pio X" di Chieti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mons. Salvatore Visco con i Seminaristi del seminario Regionale

 

 

Ascolta il canto "Madre Dolcissima" dei Gen

 

Isernia accoglie San Pietro Celestino

Un bagno di folla ha accolto il corpo di San Pietro Celestino che resterà nella nostra Diocesi per tutto il mese di Maggio

 

Sabato 1 Maggio la Diocesi di Isernia-Venafro ha accolto e riabbracciato, dopo tanti anni, il suo “Santone”.
Alle ore 16.30 il Vescovo, Mons. Salvatore Visco, accompagnato dal Capitolo della Cattedrale di Isernia, si è recato a Castelpetroso per ricevere dall’Arcivescovo metropolita, Mons. Giancarlo Maria Bregantini, l’insigne reliquia.
Dopo la constatazione dell’integrità dell’urna da parte del Cancelliere Vescovile, il canonico don Luigi Russo, il corpo di San Pietro Celestino è stato consegnato alla nostra diocesi.
Questo momento segna un passaggio di testimone”- ha sottolineato Mons. Bregantini- “un testimone importante, un esempio da seguire, un maestro da imitare. Con grande gioia la Diocesi di Campobasso-Bojano affida, dopo un mese di profonda preghiera e forte riflessione, il corpo di San Pietro Celestino alla Diocesi di Isernia-Venafro con la consapevolezza che, come nella staffetta, è necessario percorrere da soli una frazione di corsa, i famosi 100 metri, portando il testimone; ognuno percorre la strada a modo proprio, con il suo ritmo e il suo metodo ma alla fine a vincere è la squadra intera che compie il percorso tracciato senza perdere il testimone, senza deviazioni, senza cadere; per far questo, però, occorre che gli atleti si passino il testimone in perfetta sincronia e armonia. Ed oggi il nostro testimone è San Pietro Celestino che ha saputo percorrere i suoi 100 metri con coraggio ed umiltà”.
E da questa “staffetta”, con un testimone particolare, la squadra che esce vincitrice è la Chiesa, le nostre Diocesi, i nostri cuori, soprattutto in questo momento particolare in cui, come ha detto Mons. Salvatore Visco a termine della sua omelia in Cattedrale, “quella che sembra presentarsi come il tramonto dell’esperienza dell’Occidente cristiano è da considerarsi invece come una nuova opportunità per la rievangelizzazione dell’Italia e dell’Europa.”

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Dopo il saluto dell'Arcivescovo il corpo di San Pietro Celestino trasportato dai Vigili del Fuoco e scortato dalla polizia si è incamminato verso Isernia. Ad accoglierlo in Piazza della Repubblica, una folla festante, le autorità civili e militari, i gonfaloni dei 52 comuni della provincia , associazioni laicali e movimenti ecclesiali, religiosi, religiose e tutto il clero diocesano, che in corteo hanno raggiunto piazza Celestino V, dove il sindaco di Isernia, Gabriele Melogli, ha tenuto un breve disorso. L’urna, portata a spalla dai Vigili del Fuoco di Isernia, ha proseguito poi il suo cammino verso la chiesa di Santa Chiara da dove, al canto delle litanie dei Santi, è entrata in Cattedrale, per la recita dei Vespri, accompagnata dal canto trionfale del Christus vincit sostenuto dal suono dell’organo e della tromba.
Il corpo di San Pietro Celestino, adagiato ai piedi dell’altare maggiore è stato circondato dall’affetto di numerose persone, molte delle quali sono state costrette a restare in piazza, fuori della Cattedrale - che come ha sottolineato Mons. Visco- “è sì bella - ma insufficiente a contenere tutti.

L’arrivo delle reliquie di Celestino V nella nostra Diocesi non vuole essere un evento formale e folkloristico ma un momento di preghiera e di riflessione; un momento per meditare sulla nostra vita e sul nostro atteggiamento spesso "così sicuro di noi, delle nostre belle consuetudini che sembrano riempire i nostri vuoti e farci sentire appagati quando settorizziamo la nostra vita." Una settorizzazione che, come ha rimarcato Mons. Salvatore Visco, è in contraddizione con la vita di un vero Cristiano che rischia così di non accorgersi della presenza di Dio accanto a lui. "Nel settore religioso-spirituale inseriamo le pratiche devozionali e la partecipazione ai sacramenti, mentre poi in quello materiale-laico aderiamo a scelte contrarie alla vita (l’aborto e il consenso all’eutanasia), oppure contrarie alla morale cristiana ipotizzando “famiglie” non naturali cioè non costituite da un uomo e una donna o ancora accettando o vivendo situazioni di lacerazione del tessuto familiare non considerandole un dramma ma la naturale conclusione di una “storia” che era partita con l’amore e si tramuta poi in disinteresse, violenza, separazione, distruzione del vincolo del matrimonio e, a volte, anche delle persone. È necessario invece ribadire che il divorzio è e resta un dramma che viene vissuto con una sofferenza che lacera non solo i protagonisti che lo provocano o lo subiscono, ma anche quelli che sono vicini, per primi i figli. Scelte, sperimentate talvolta dal cristiano “dalla vita settorizzata” che gli consentono di partecipare all’Eucaristia e il giorno dopo farsi maestro di impostazioni di vita che nulla hanno di cristiano. Scelte egoistiche che ipotizzano illeciti guadagni e quindi lo sfruttamento dei poveri. "

E noi? Cosa facciamo noi? Cosa dobbiamo fare?

Dobbiamo essere uniti al Signore e vivere quotidianamente la nostra vita nuova iniziata nel Battesimo, vivere un’esperienza di comunione con Cristo, cercando di identificarsi con Lui per poi, “vivere di Cristo”, come hanno fatto i Santi ed in particolare San Pietro Celestino.
È per questo utile per chiunque, ma doveroso per il credente, conoscere sempre meglio la figura di “Pietro del Morrone, esempio di vero cristiano non solo da ammirare ma soprattutto da seguire.
La sua vita ci insegna a prediligere l’essenziale, a non legarci all’effimero, a ritenere quello che veramente dà senso all’esistenza.
È un uomo forte Celestino V, uomo che non rifiuta ma accoglie la volontà di Dio, e quando sperimenta che gli si impedisce di realizzarla, ha il coraggio di rinunciare alla guida della Chiesa universale subendo e accettando con vero spirito di fede – nel suo secolo tormentato - tutte le conseguenze di questo gesto.”
– ha detto Mons. Salvatore Visco per sottolineare che accogliere le reliquie di Celestino V significa quindi carpire il suo messaggio di perdonanza per liberarsi dalla stretta del male, dell’orgoglio, della presunzione che spesso ci attanaglia. “Fratelli carissimi, siamo contenti - direi orgogliosi se l’orgoglio fosse una virtù - di sentirci concittadini di un così grande, coraggioso campione della fede, ma abbiamo compreso veramente il suo messaggio? Cosa vuol dire oggi a ciascuno di noi il Santone, come affettuosamente lo chiamiamo?
Vuole innanzitutto che ci convertiamo dalle nostre presuntuose certezze e apriamo il cuore a riconoscere Gesù come il nostro unico Maestro e Signore.”

Come vivremo noi queste giornate celestiniane nel mese di maggio che si apre?
“Non solo con la solennità di oggi. – ha detto Mons. Visco - La venuta ad Isernia del corpo del nostro Santo eremita, fondatore di comunità, abate, papa e testimone della Verità, sia l’occasione per rivedere la nostra vita, riscoprire il progetto di Dio in noi, scuotere le coscienze addormentate, operare una vera conversione che ci renda migliori come cittadini e come cristiani. Non accontentiamoci di un cristianesimo di facciata o messo in mostra solo per le belle occasioni, non credere che basta organizzare la festa del patrono per imitarne veramente la vita esemplare. Potrebbe essere una ulteriore falsità che contraddice all’essenza stessa del cristianesimo."

Al termine del Vespro i fedeli della diocesi di Isernia-Venafro hanno ricevuto l’Idulgenza Plenaria, cioè la remissione della pena temporale dovuta per i peccati; (felice intuizione del nostro Santo, concessa la prima volta da papa Celestino V in occasione della sua incoronazione all’Aquila il 29 agosto 1294).
L’urna è stata poi spostata nella cappella laterale dove sarà esposta per tutto il mese di Maggio alla venerazione dei fedeli della Diocesi; nella stessa cappella saranno visibili anche le due croci che il santo Papa donò alla sua città di Isernia e alcuni “cimeli celestiniani”.

 

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Il corpo di san Pietro Celestino a Isernia

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